Perché ci lamentiamo sempre?
Ci lamentiamo del freddo e del caldo.
Quando c’è troppa gente e quando non c’è nessuno.
Di avere troppo da fare. Di non avere niente da fare.
La verità è che la lamentela è diventata una forma abituale di linguaggio.
Una colonna sonora più o meno silenziosa che accompagna i nostri giorni.
Eppure, pochi sanno che lamentarsi non è solo un’abitudine emotiva, ma anche un meccanismo cognitivo profondo.
Il cervello cerca conferme, non verità
Il nostro cervello non è progettato per renderci felici.
È progettato per farci sopravvivere.
Per questo funziona come un filtro: costruisce ipotesi sulla realtà e poi cerca conferme, non smentite.
Se pensiamo di non essere capaci, il cervello cercherà solo prove che confermino questa idea.
Non è autosabotaggio, è economia cognitiva.
È più comodo restare nelle convinzioni abituali che ci danno certezza (anche se negativa) piuttosto che metterci in discussione e comincire a fare qualcosa di nuovo.
Questa tendenza è ciò che ci porta a rimuginare sulle stesse situazioni e a lamentarci di continuo, creando una spirale che riduce la nostra percezione delle risorse interiori.
Lamentarsi stanca: gli effetti nascosti sulla mente
Lamentarsi logora.
Secondo studi in psicologia cognitiva (come quelli di Rick Hanson o Martin Seligman), la lamentela cronica:
- abbassa l’energia mentale
- riduce la creatività
- aumenta il senso di frustrazione
- abbassa la percezione delle risorse disponibili
Ecco perché lavorare sulla gratitudine è un vero antidoto neuropsicologico alla negatività e da millenni una delle pratiche più diffuse in ogni aspetto della crescita spirituale.
Come smettere di lamentarsi: l’esercizio quotidiano
Esercizio #004 – Interrompere la lamentela
Durante la giornata, osserva i tuoi pensieri e comportamenti.
Ogni volta che senti che ti stai lamentando – anche solo mentalmente – fermati un attimo.
- Respira profondamente.
- Sorridi a te stesso (sì, anche solo con gli occhi).
- Riconosci la lamentela, ma non darle altro spazio.
Prova a individuare almeno due momenti al giorno in cui ti sorprendi a lamentarti.
Segnali mentalmente o scrivili.
Questo piccolo gesto quotidiano rompe l’automatismo.
Più lo fai, più ti alleni a riappropriarti della tua centratura.
Allenare la gratitudine ogni giorno
L’antidoto emotivo più potente alla lamentela
Nel buddhismo, ogni veleno mentale ha un suo antidoto.
Per la lamentela, l’antidoto più efficace è la gratitudine.
Ma non parliamo del “grazie” formale e veloce che è persino sconsigliato se diventa uno schema di comunicazione.
La vera gratitudine è uno stato interiore.
È la capacità di riconoscere il valore di ciò che accade, anche quando non è perfetto.
È un atto di presenza, di amore silenzioso verso ciò che c’è.
Esercizio di gratitudine serale
Esercizio #005 – Ringrazia prima di dormire
Ogni sera, prima di addormentarti:
- chiudi gli occhi,
- respira lentamente,
- e pensa a tre cose della tua giornata per cui puoi dire grazie.
Possono essere piccole o grandi.
Un gesto, un incontro, un sapore, una parola, un momento.
Sentile nel corpo. Senti l’effetto che ti fanno.
Allenare la gratitudine prima di dormire aiuta il cervello a riscrivere la propria mappa mentale, riorientando l’attenzione sul bene che esiste.
Gratitudine e coaching: un passo verso la centratura
Nel coaching, uno degli strumenti più potenti per “godersi la vita” è imparare a ritrovare la propria centratura.
Secondo Robert Dilts, si tratta di coltivare uno stato di “umile autorevolezza”:
quella sensazione di essere nel posto giusto, con le giuste risorse, senza bisogno di competere né di compiacere.
Quando smetti di lamentarti e inizi ad allenare la gratitudine, qualcosa cambia nel tuo modo di stare al mondo:
- aumenti la tua resistenza emotiva
- migliori le relazioni
- sviluppi più chiarezza nelle scelte
- recuperi energia mentale
Conclusione: cambiare sguardo, cambiare vita
Cambiare davvero non significa ignorare i problemi.
Significa scegliere come osservarli.
Significa decidere dove mettere lo sguardo: sul vuoto… o su ciò che lo circonda.
Ci saranno sempre motivi per lamentarsi.
Ma ci sono ancora più motivi per ringraziare.
Ad esempio, se stai leggendo queste righe, hai occhi, tempo, attenzione.
Hai già una base solida da cui partire.
E allora allenati.
Smetti di lamentarti.
Coltiva gratitudine.
Ogni giorno.
Silenziosamente.
Come una preghiera gentile.
