Movimento, salute e consapevolezza oltre la cultura della pillola
Ho creduto per anni a una bugia diffusa.
“Il movimento è medicina.”
L’ho ripetuta. L’ho difesa. L’ho usata per convincere gli altri.
Oggi la ritratto.
Non perché sia completamente falsa, ma perché è una mezza verità che ci sta portando fuori strada.
E le mezze verità, lo sai, sono le bugie più pericolose.
Viviamo in gabbie dorate
Guarda dove sei adesso.
Probabilmente in una scatola.
Cemento, vetro, acciaio. Magari con una bella vista, magari climatizzata. Ma pur sempre una scatola.
Siamo animali selvatici che hanno imparato a tollerare la cattività.
Ci siamo adattati così bene che abbiamo dimenticato cosa significhi essere liberi.
Il nostro corpo è ancora quello di chi attraversava foreste, chi scalava montagne, chi camminava per ore sotto il sole.
Ma noi?
Noi passiamo da una scatola all’altra: casa, auto, ufficio, palestra (un’altra scatola dove andiamo a “fare movimento”).
C’è una differenza abissale tra sopravvivere in cattività e vivere davvero.
Noi ci siamo accontentati della prima.
La scienza ha perso la bussola
La scienza segue i soldi. E i soldi seguono l’urgenza.
La nostra società ha un’urgenza disperata: siamo collassati.
Sedentari cronici, stressati fino al midollo, disconnessi da tutto ciò che ci ha tenuti vivi per millenni.
Quindi cosa fa la ricerca?
Corre a cercare soluzioni rapide.
Terapie. Protocolli. Pillole.
Invece di chiedersi:
“Di cosa ha bisogno un essere umano per prosperare?”
si chiede: “Come possiamo farlo funzionare abbastanza da non crollare?”
Abbiamo smesso di studiare la vita e ci siamo concentrati sulla riparazione.
Movimento attivo. Cibo vero. Luce del sole. Contatto umano. Silenzio. Mistero.
Questi sono i bisogni per cui siamo stati forgiati.
Ma li trattiamo come optional, come lussi da weekend.
La confusione mortale
Quando la terapia diventa la norma, quando l’eccezione si trasforma in abitudine, perdiamo il senso delle cose.
Prendi la vitamina D in pillola invece di uscire.
Vai in palestra tre volte alla settimana e prendi l’ascensore per salire al secondo piano.
Paghi qualcuno perché ti tocchi la schiena invece di muoverti più possibile durante il giorno.
Compri l’integratore invece di imparare a nutrirti.
Non sto dicendo che le terapie non servano.
Quando la vita ti spezza, quando il corpo si blocca, quando il dolore diventa insostenibile ricorrere a qualche rimedio è umano.
Ma abbiamo ribaltato l’ordine delle cose.
Crediamo che l’insonnia si risolva con la melatonina. Non che sia il grido di un sistema nervoso sovrastimolato da schermi e stress.
Crediamo che la carenza di vitamina D sia da integrare. Non che sia il sintomo di una vita vissuta al chiuso.
Crediamo che il mal di schiena si curi dall’osteopata. Non che sia il grido disperato di un corpo che non si muove in modo naturale e frequente.
Abbiamo scambiato il sintomo per la causa.
La medicina è l’eccezione
Il movimento non è medicina. Il cibo non è medicina.
La medicina è quello strumento che usi quando, nonostante una vita piena e vera, qualcosa va storto. Quando non hai abbastanza forza, o consapevolezza, per accogliere l’imprevisto, l’inspiegabile.
È l’eccezione. Non la regola.
Il movimento e il cibo non sono cure. Sono pre-condizioni dell’esistenza.
Come l’aria. Come l’acqua. Come il battito del cuore.
Non li “prendi” in dosi terapeutiche.
Li vivi. Costantemente. Naturalmente.
Basta con questa farsa
Smettila di medicalizzare la tua esistenza.
Smettila di cercare la pillola che risolve. Il protocollo perfetto. La routine miracolosa.
La vera salute non è qualcosa che si ottiene. È qualcosa che si abita.
Si abita quando riporti nella tua vita ciò che non doveva mai uscirne:
- il movimento spontaneo,
- il cibo naturale,
- la luce del giorno,
- il contatto con gli altri e le giuste relazioni d’affetto,
- le parole corrette,
- il perdono,
- il silenzio che ti riconnette a ciò che è più grande di te.
Questo richiede tempo. Fatica. Scelte scomode.
Non è vendibile. Non è virale. Non è una storia di successo da tre minuti.
Ma è l’unica cosa che funziona davvero.
Non ti cura.
Ti restituisce a te stesso.
Allora dimmi: stai cercando una medicina o stai cercando la tua vita?
Perché se stai ancora scegliendo la prima, forse è ora di fermarti e chiederti perché.
