Le cose nascono due volte.
Prima nella nostra mente, poi nella realtà. Questa è una legge universale che governa ogni creazione umana. È il principio che sta alla base di ogni grande cambiamento e che ci permette di dare forma al nostro futuro. Ma c’è un dettaglio che spesso ignoriamo:
il futuro che immaginiamo è davvero nostro o è solo il riflesso di desideri e aspettative che abbiamo inconsapevolmente preso in prestito dagli altri?
Il coaching è uno strumento potente per agire nel presente e dare vita a quella realtà che desideriamo. Non è un’analisi del passato, a meno che il passato non possa fornirci informazioni utili per agire ora.
È, piuttosto, un viaggio di consapevolezza e trasformazione che ci invita a usare l’immaginazione – qualità esclusivamente umana – per proiettarci in ciò che vogliamo diventare.
Stephen Covey scriveva:
“le cose nascono sempre due volte: la prima nella testa di chi le immagina, la seconda nel momento in cui si realizzano concretamente.”
Eppure, visualizzare un futuro migliore non basta. Crearlo davvero richiede un allineamento profondo tra ciò che vogliamo e ciò che realmente siamo.
L’illusione degli obiettivi
Quante volte ci siamo posti un obiettivo con entusiasmo, per poi abbandonarlo lungo il cammino?
E quante volte ci siamo sentiti bloccati, pur avendo chiaro ciò che volevamo raggiungere?
La verità è che non basta stabilire una meta per arrivarci. Così come non basta desiderare un viaggio per trovarsi a destinazione. Servono passi concreti, quotidiani, e soprattutto un obiettivo che sia autenticamente nostro.
Troppo spesso inseguiamo sogni che non ci appartengono.
Sono i desideri della società, della nostra famiglia, del contesto culturale in cui siamo immersi. Sono obiettivi che abbiamo assorbito senza interrogarci sulla loro vera origine. Questo è il motivo per cui, nonostante l’impegno, la motivazione svanisce e la procrastinazione prende il sopravvento.
Non è sempre la mancanza di disciplina a sabotare il nostro successo, ma il fatto che stiamo rincorrendo qualcosa che non risuona davvero con chi siamo. Per questo, prima ancora di definire un piano d’azione, dovremmo fermarci e chiederci:
ciò che desidero è veramente mio?
L’approccio olistico: fare le cose giuste, non solo farle bene
Immagina un imbianchino che dipinge con maestria una parete. La rifinisce con precisione, ci mette cura e dedizione. Poi si accorge di aver appoggiato la scala al muro sbagliato. Ha fatto tutto alla perfezione, ma non nel posto giusto.
Questa è la trappola in cui molti cadono: lavorano duramente per raggiungere qualcosa che, alla fine, non li appaga davvero.
Il coaching non si limita a insegnare strategie per migliorare la gestione del tempo o aumentare la produttività. Va oltre. Ci aiuta a distinguere tra ciò che è giusto per noi e ciò che abbiamo semplicemente ereditato dall’esterno. Ci guida in un percorso di introspezione profonda per riconoscere la nostra vera natura e, solo dopo, definire le azioni che hanno senso per noi.
Questo significa passare:
- dal fare al sentire,
- dallo sforzo alla fluidità,
- dalla gestione alla leadership interiore.
Desiderare i sogni degli altri: un inganno sottile.
C’è un antico comandamento che recita: “Non desiderare la donna d’altri“.
Se lo interpretiamo in chiave più ampia e spirituale, potrebbe suggerirci qualcosa di ancora più profondo:
non desiderare i sogni altrui.
Viviamo in una società che ci bombarda di modelli di successo, di immagini di felicità preconfezionata, di traguardi stereotipati che dovremmo ambire a raggiungere perchè gli altri lo fanno.
Ma chi ha stabilito che quelle mete sono giuste per noi?
Chi ha deciso che il successo deve avere un’unica, condivisa definizione?
Ogni persona ha una strada unica da percorrere. E il compito del coaching non è solo aiutare le persone a raggiungere gli obiettivi, ma guidarle a riconoscere quali obiettivi sono autenticamente loro. Quali nascono dal profondo, e quali sono stati imposti da influenze esterne.
Il vero obiettivo: conoscere sé stessi
Alla quarta edizione del percorso STILE, mi sono chiesto quale fosse davvero il senso di ciò che faccio. E la risposta è arrivata chiara: aiutare le persone a conoscersi profondamente.
Perché solo quando smettiamo di inseguire ciò che non ci appartiene, possiamo finalmente camminare verso il nostro futuro con passo sicuro. E il cambiamento, allora, avviene con naturalezza.
Non si tratta solo di “raggiungere obiettivi”, ma di scoprire chi siamo davvero e permettere alla nostra autenticità di condurci verso ciò che ci appartiene per diritto naturale.
Perché la felicità non è mai in un luogo imposto da altri. È sempre nella direzione che il nostro cuore ci indica, se solo impariamo ad ascoltarlo.