Leadership Divergente

Non so perché mi ostino a scrivere di leadership

…pur sapendo che cadere nella retorica è facile come insabbiarsi i piedi camminando sulla spiaggia. Si rischia d’invischiarsi in argomenti ovvi che puzzano di naftalina e di cui non se ne sente realmente il bisogno.  Inoltre ci si espone alla critica dei lettori, sospettosi e diffidenti verso chi, scrivendone, insinua la propria capacità di essere L-E-A-D-E-R secondo un’accezione comune che vorrei invece sfatare.

Ma, ancora una volta, correrò il rischio.

La naturale necessità di esercitare la leadership (*)

Chiamatelo potere personale, capacità di dirigere o di guidare, tenere la barra a dritta, essere artefici del proprio destino, attitudine al comando, facilità nel gestire le situazioni… qualsiasi definizione scegliate, la ricerca della leadership, in tutte le sue sfumature, fa parte della naturale tendenza dell’essere umano ad esercitare un’impressione positiva nel mondo per creare qualcosa di coinvolgente, di alto e utile per la gente.

Nella leadership, intesa come capacità di condurre efficacemente se stessi e gli altri, ci imbattiamo tutti i giorni. Fa parte della nostra vita poiché tutti hanno la necessità guidare qualcosa (una famiglia, una squadra, una coppia, una relazione, un’azienda, un gruppo di amici o semplicemente una vita in corso). E tutti, più o meno consapevolmente, hanno deciso di seguire qualcuno.

Anche essere alla guida di un’automobile con persone a bordo necessita di un certo grado di responsabilità se pensate al pericolo che statisticamente si corre andando per strada.

Ognuno di noi ha in testa la propria immagine di leader ideale per quanto i personaggi alla ribalta nella politica e nello spettacolo, in questi tempi, non ci diano spunti particolarmente esaltanti.

Alcuni esempi di leadership nel cinema

Trovare esempi ispiranti è più facile rovistando nella finzione cinematografica. Qui scopriamo migliaia di modelli su come si acquista autorevolezza sulle persone, tuttavia nei film spesso non si colgono in pieno i sacrifici, le rinunce e l’impegno necessari al protagonista per arrivare alla rappresentazione esplicita e molto fotogenica dello stato di leader.

Il Gladiatore del regista Ridley Scott e Braveheart – Cuore impavido – sono classiche pietre miliari nelle quali il mio immaginario ha costruito visivamente l’ideale di condottiero-leader nel senso più tradizionale. E non solo il mio, in quanto sono film citati e modellati in centinaia di corsi e percorsi.

Ricordate il magistrale incitamento alla battaglia di Mel Gibson

Certo, chi combatte può morire… chi fugge resta vivo, almeno per un po’… Agonizzanti in un letto, fra molti anni da adesso… siete sicuri che non sognerete di barattare tutti i giorni che avrete vissuto a partire da oggi per avere l’occasione. Solo un’altra occasione, di tornare qui sul campo, ad urlare ai nostri nemici che possono toglierci la vita ma non ci toglieranno mai la libertà!.

Le epoche sono diverse, ma non vi pare che queste parole risuonino di una straordinaria energia anche ai nostri tempi così smaniosi di ritrovare il perduto amore della gente per la libertà?  

Rimanendo nel cinema possiamo trovare esempi di uomini in guida un po’ meno mitologici ma con la capacità di risolvere problemi inconsueti con un piglio che potrebbe essere utile nella realtà di tutti i giorni. Uno di questi esempi è il personaggio di mister Wolf in Pulp Fiction.  Icona dell’atteggiamento vincente di chi sa come fare, cosa fare e soprattutto di chi sa coinvolgere altri ad agire velocemente in situazioni d’emergenza. Ai minimi segni d’incertezza Mr. Woolf tuonava parole chiare ed esplicite:

“Sono brusco con voi solo perché il tempo è a sfavore. Penso in fretta, quindi parlo in fretta. E voi dovete agire in fretta se volete cavarvela.”

Si anche noi dobbiamo imparare a pensare in fretta, come Mr. Wolf.

Nella frase è condensato un sintetico manuale meta-comunicativo in cui le istruzioni inconsce ai due sottoposti sono chiare:

  • Vi informo circa il mio stile di comando (autoritario e prescrittivo) e vi spiego perché lo uso (poco tempo a disposizione).
  • Vi dico in che modo faccio funzionare il mio cervello (velocemente) e le implicazioni sul piano comunicativo.
  • Chiarisco le modalità specifiche dei comportamenti da attuare e le conseguenze di ciò che accadrà se seguirete le mie istruzioni (visione di speranza espressa in positivo).

Chi di noi, certe volte, non ha sognato di avere il carisma e l’efficacia comunicativa di Harvey Keitel in quel film?

La Leadership Divergente di Drugo

Più raramente nei film troviamo, a seconda della nostra sensibilità, esempi imperfetti di leadership. Vi sono modalità controverse di guidare la propria vita, non propriamente ortodosse, ma che ispirano a immaginare posizioni di preminenza diverse, alternative e comunque affascinanti.

Una di queste ispirazioni è incarnata, per me, dalla figura di Drugo (**) nel “Il grande Lebowski”. Il modo unico e disincantato di atteggiarsi e gestire il potere personale di questo personaggio mi ha affascinato. Si tratta di un esempio perfetto di anarchico anti-eroe in contrasto con il comportamento ordinario e psicotico di cui è assuefatta la collettività.

Non si guidano gli altri se non si è abili a guidare sé stessi. Il suo modo di farlo è estemporaneo, naif e controcorrente e le doti che lo contraddistinguono sono da scovare sotto l’apparente inconsistenza della passione per la marjuana, il white russian e il bowling.

Esteriormente, Drugo esegue ciò che la mente inferiore di ognuno di noi vorrebbe indurci a fare (bere, giocare, cazzeggiare sul divano in vestaglia) e a non fare (prendersi responsabilità, Impegnarsi, mettersi in gioco, lavorare). Tuttavia il personaggio interpretato da un magistrale Jeff Bridges, è incredibile e, se esistesse nella realtà, sarebbe degno di essere seguito, come fanno nel film i suoi disadattati amici.

La sua leadership è basata su un carisma innato e sull’assenza di urgenza: non ha nessuna velleità o bisogno di farsi seguire da qualcuno, e questo lo libera da uno dei più grandi ostacoli che incontrano gli aspiranti capi dei nostri giorni: la necessità.

La maggior parte dei boss si prende troppo sul serio.

La maggior parte dei leader ambiziosi e arrivisti, al contrario di Drugo, tendono a idolatrare e difendere troppo alacremente la loro stereotipata apparenza in stile “uomo che non deve chiedere mai”.

Proprio quando il leader si innamora della propria posizione di supremazia, ottiene l’effetto contrario da quello desiderato e cade nella trappola della sfiducia da parte del gruppo.

Quando gli altri si accorgono che l’ostentata sicurezza è solo il tentativo, spesso maldestro, di difendere debolezze emotive, vantare a tutti costi una irrealizzabile infallibilità, nascondersi dietro l’arroganza di certezze ostentate, solo nella forma e impercettibili nella sostanza, il castello crolla sotto il peso della diffidenza e della delegittimazione inconscia allontanando proprio le persone che si vorrebbero conquistare.

Come Narciso innamorato del proprio viso riflesso nell’acqua, alcuni leader si attaccano persistentemente alla propria immagine. Affogano in essa tutte le opportunità di cambiamento e crescita.

Perseverando ostinatamente su comportamenti e modelli che hanno funzionato nel passato, impediscono a loro stessi di aprirsi a nuove possibilità e, di conseguenza, rimandando a data da destinarsi l’aggiornamento del loro stile di leadership, finiscono per essere inadeguati al mutamento continuo delle situazioni e delle dinamiche intorno a loro.

Quali sono allora gli atteggiamenti da evitare per ottenere una leadership efficace?

  • Non essere sé stessi, barricandosi dietro un’immagine da difendere a tutti i costi
  • Essere ostinati sui propri modelli comportamentali (anche se hanno sempre funzionato) e opinioni
  • Lasciarsi dominare dalle perturbazioni interiori senza allenare l’intelligenza emotiva
  • Non addestrare la propria capacità di ascolto, sperimentando modi nuovi di relazionarsi con gli altri
  • Non prendere in considerazione i feedback delle persone fidate
  • Applicare scarso impegno a dare feedback corretti ai propri collaboratori, soci e partner
  • Mantenersi a un livello troppo operativo mancando di esplorare il perché facciamo quello che facciamo (valori, visione e missione)
  • Non essere consapevoli dei propri limiti
  • Cercare responsabilità all’esterno
  • Non fare di ogni esperienza un’opportunità di crescita
  • Non essere consapevoli del proprio livello di capacità comunicativa

Ma voi ne potete elencare molte altre e soprattutto lavorare su voi stessi su questo elenco… se vi va.

Note

(*) Esistono centinaia di studi, definizioni e categorizzazioni che potrebbe essere importante conoscere. Per evitare polvere e naftalina, vi invito a rovistare in qualche altro armadio per approfondire concetti più teorici su questo argomento.

(**) Drugo, il personaggio dei fratelli Coen ispirato a un loro produttore, radicale e pacifista che fu persino incarcerato per aver manifestato contro la guerra nel Vietnam, ha un carisma straordinario anche in vestaglia e ciabatte.

Persino con un addome un po’ prominente Jeff Bridges è in grado di esercitare un fascino singolare profondendo quella libertà interiore che persone come me annusano venendone attirate.

Written by
Francesco Perticari

Francesco da vent’anni svolge attività di consulenza e management in aziende della fitness industry, esercita la sua passione di coach nel business e nello sport e, per puro divertimento, pratica Triathlon insieme ai suoi tre figli di 10, 12 e 14 anni.
Entradentro Blog è un progetto personale, una specie di posto in rete nel quale riordinare le idee e ispirarsi. Esiste dal 2009 ma muore almeno due volte per risorgere nel 2020 con nuovi intenti e nuove possibilità future.

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