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Tra informazione, censura e un po’ di Corona Virus

Alcune considerazioni sulla censura e sulla ridondanza dei messaggi in tempi di Corona Virus

Troppe informazioni equivalgono a nessuna informazione

Sulla censura della ridondanza

Vi è mai capitato di sentirvi completamente disarmati quando dovete prende una scelta riguardante un’importante decisione?

Nei momenti in cui è veramente fondamentale sapere cosa è vero e cosa è falso ci si ritrova dispersi in una miriade d’informazioni contrastanti.

Spesso la cosa che facciamo quando cerchiamo ardentemente la verità tra due posizioni opposte è quella di non fermarsi davanti alla superficialità dei titoli di giornale.

Incominciamo a leggere contenuti sulla questione, a inseguire l’opinione di esperti autorevoli da una parte e dall’altra della sponda, a cercare opinioni di ferventi paladini delle due posizioni, insomma mettiamo mano, per quanto possibile alle informazioni disponibili. 

A me capita che più vado a fondo nelle informazioni, più ho la sensazione di allontanarmi dalla conoscenza, entrando nell’insidioso e buio tunnel del dubbio. Tutto ciò impedisce di formarmi un’opinione precisa che mi renderebbe la vita senz’altro più facile.

Ho trovato un interessante riscontro di queste dinamiche fra le pagine del best seller Il Cigno nero, dove l’autore, Nassim Nicholas Taleb, scrive:

“Più informazioni si danno, più le persone che le ricevono formano ipotesi lungo il percorso e peggiori risultati ottengono” (1.)

A conferma di questo, la mia esperienza (che ha valore meno di zero come prova per una generalizzazione) evidenzia che le persone fermamente convinte delle proprie tesi su questioni rilevanti, sono quelle che solitamente investono meno tempo nell’approfondimento e nell’analisi delle tesi contrastanti. La sensazione è che le persone più ostinate siano anche quelle meno coinvolte dal punto di vista della coscienza.

In un’epoca in cui la pioggia di notizie e di messaggi multimediali è diventata un acquazzone tropicale, il numero di informazioni troppo elevato produce nelle persone due tipi di atteggiamenti:

  1. La tendenza a formulare teorie sulla base di prove deboli e sulle opinioni più diffuse. Questo succede poiché siamo vittime inconsapevoli di due meccanismi mentali: Il bias di conferma (focalizzarsi sulle idee che confermano la tesi alla quale abbiamo deciso di aderire) e la persistenza della credenza (ovvero rimanere fermi sulle nostre opinioni poiché tendiamo a trattare le idee come proprietà).
  1. Il modo con il quale si rimane a lungo in balia delle informazioni senza scegliere nessuna strada ben definita, con la conseguenza di essere sempre nel limbo della precarietà, attanagliati da dubbi, stress e indecisione.

Ecco, io sono uno di quelli che sguazza costantemente nel dubbio, rintronato dal collettivo bombardamento d’informazioni, alla continua ricerca di fonti che mi soddisfino e mi diano la capacità di selezionare i giusti canali.

Mi butto a capofitto fra le questioni per cercare di andare a fondo, con una gran fame di capire il mondo, le persone, le loro scelte o probabilmente solo per capire un po’ meglio me stesso.

E in tutto ciò mi chiedo: “Nel mondo della democrazia liquida e delle informazioni allo stato gassoso” (2) la pluralità e l’eccesso di notizie sono solo il male minore al quale sottostare, a fronte della conquistata libertà d’opinione? Oppure rappresentano una situazione premeditata e voluta per procurare vantaggi a qualcuno e quindi gli effetti di qualche forma di manipolazione di massa?

Come sempre accade se ci facciamo domande, le risposte alla fine arrivano. Ed ecco la risposta trovata sfogliando un altro libro che consiglio vivamente a chi vuole farsi un’idea di possibili scenari futuri, Homo Deus di Yuval Noah Harari:

“Il mondo sta cambiando in modo più veloce che mai, e noi siamo sommersi da quantità impossibili di dati, d’idee, di promesse e di minacce. Gli umani stanno cedendo autorità al libero mercato, alla saggezza delle masse e agli algoritmi esterni in parte perché non possiamo affrontare il diluvio di dati. In passato la censura operava bloccando il flusso d’informazioni. Nel XXI secolo la censura opera inondando la gente di informazioni irrilevanti. “ (3)

Quindi, se esiste una censura che opera attraverso la ridondanza dei messaggi, vi è qualcuno o qualcosa che in qualche modo gestisce, o quantomeno agevola, l’inquinamento dell’informazione.

Il putrido vomito di notizie false, irrilevanti o fuorvianti è un fiume che scorre senza ritegno.  Pare che esista un accanimento fazioso di una parte del potere (interessi economici, politici oppure l’inizio della rivoluzione autonoma degli algoritmi? ) nel consentire che dati insignificanti scorrano abbondantemente. Il tutto più per interessi occulti che per un senso civico e libertario nei confronti della comunità, esposta a tal punto da ripiombare in una forma di analfabetismo informativo.

Tutti sanno tutto, ma in realtà nessuno sa niente.

Esperti che ignorano di non sapere

A proposito di dubbi, di esperti che ignorano di non sapere e dell’impossibilità di prevedere il futuro, alcuni degli argomenti di cui parla Harari, leggiamo cosa ha dichiarato Roberto Burioni (virologo dei più accreditati soprattutto da parte dell’ apparato istituzionale) il 2 Febbraio del 2020, proprio prima dell’avvento micidiale di Covid 19, a Che Tempo Che Fa, sul canale televisivo di Rai 2:

“In Italia il rischio è zero. Il virus non circola. Questo non avviene per caso: avviene perché si stanno prendendo delle precauzioni.”. (4.)

Esattamente: questa affermazione così assertiva e se volete anche un po’ arrogante è proprio ciò che stiamo sperimentando, vero?

Le affermazioni perentorie dei burocrati della verità precostituita sono solo un esempio della miriade di controverse informazioni che stiamo subendo.

Non è mia intenzione polemizzare su chi dice cosa e soprattutto su chi sbaglia. Quando si fanno dichiarazioni pubbliche che hanno fini lontani dalla descrizione oggettiva della realtà, può capitare di prendere cantonate, ma almeno si abbia la decenza di tenere atteggiamenti meno categorici.

Siamo strani noi umani, prima ci lamentiamo di essere in balia del nulla e poi quando qualcuno con pochi dubbi pontifica, lo mettiamo alla gogna.

Contrastare la censura con la censura

Per informarmi meglio su questo argomento sono andato a googolare il termine censura alla prestigiosa università di Internet-di-tutte-le-cose. Ecco quello che è venuto fuori alle prime voci della pagina dalla rassicurante e un po’ ruffiana Wikipedia (l’enciclopedia delle persone) che riporta:

“Per censura si intende il controllo e la limitazione della comunicazione da parte di un’autorità. Nella maggior parte dei casi si intende che tale controllo sia applicato nell’ambito della comunicazione pubblica, per esempio quella per mezzo della stampa o altri mezzi di comunicazione di massa; ma si può anche riferire al controllo dell’espressione dei singoli.”

Abbastanza soddisfatto dello incipit che potevo dare alla seconda parte del post, mi sono imbattuto in un’altra interessante visione. Una fonte notevolmente più sovversiva ha sconfessato la mia fiducia sull’enciclopedia della rete, aprendo il tema del potere che esercitano le megacorporation miliardarie di internet (FB, Google, e guarda caso pure wikipedia).

Proprio su Wikipedia ecco cosa scrive Ian Svenonius nel suo libro intitolato Censura subito!! a proposito della rete che lui, a torto o a ragione,considera un esperimento extrasensoriale di chiaroveggenza, viaggi astrali e controllo della mente attraverso l’ingegneria linguistica, che vorrebbe fosse censurata dalla politica:

Wikipedia ammicca altezzosa a quelli che si ritrovano intrappolati nel web dallo sguardo di Medusa. È come un tesoro prezioso in cima a una pila di immondizia sopra un cumulo di merda nella cloaca di internet.

Da vittime dobbiamo riconoscere i nostri nemici. E, nel riconoscerli, dobbiamo mostrare fermezza. Se internet è il problema, è l’intero sistema di internet che deve essere affrontato e sconfitto. Compreso il «poliziotto buono» di Wikipedia.(5)

Credo che, in questo momento più che mai, abbiamo la responsabilità di leggere attraverso le righe delle comunicazioni istituzionali e della controinformazione. Dobbiamo imparare a surfare dentro le onde dei proclami, dei post e delle sponsorizzate cercando di capire la meta-comunicazione sottesa dietro al messaggio.  Il web è da difendere. Ha un impatto rilevante sulle persone poiché le apre a nuove opportunità di contatto e di scambio che sarebbero state impensabili prima. Inoltre la rete rende possibili, nei paesi democratici, forme di aggregazione e manifestazioni di partecipazione politica dal basso, appelli e proteste organizzate su base locale e nazionale.

Con internet l’informazione libera e indipendente ha allargato i propri confini e a mio parere rappresenta più un’opportunità che un limite. Occorre comunque prestare attenzione alle possibili alterazioni di chi in rete può fare più di altri la differenza e a tutte le forme di persuasione occulta.

La posizione estrema di Svenonius che si oppone al potere di internet, promuovendo una taumaturgica forma di censura del web prima che la situazione sfugga di mano, non è del tutto convincente, proprio perché, come l’informazione istituzionale, troppo perentoria.

Non si combattono manipolazione e controllo con le stesse armi che essi utilizzano come la censura, ma con un processo di civilizzazione che parte da una maggior consapevolezza individuale e si esprime con scelte quotidiane fatte con cognizione e presenza.

La provocazione di Svenonius sconfessa il titolo di questo paragrafo e consente di aprire la questione della censura da un ulteriore di vista. Prendendola in considerazione come attività molto sviluppata da parte delle megacorporation del web che la usano per influire sui pensieri e sulle idee delle persone.

La censura ai tempi dei social network

«I social network? Sono un sistema che prevede una delega totale ad aziende private in quanto a informazioni e loro condivisione. E i rischi di censura, sì, ci sono eccome». (6)

Questo è ciò che dichiara Bottari esperto di social e dispositivi digitali.

Per collocare il tema all’interno della tremenda cornice in cui stiamo vivendo, fa riflettere la decisione di Facebook di cancellare le fake-news, in tema di corona virus.

Finora Faccia-libro cancellava, a propria insindacabile discrezione, contenuti violenti, pornografici e razzisti, oppure palesi violazioni alla privacy.

Questa può essere una posizione condivisibile, ma occorre tenere a mente che la censura sui social è compiuta concretamente da algoritmi e da persone. Spesso fra le maglie dell’operatività gli errori possono essere molto diffusi e a farne le spese è la libertà d’espressione e d’informazione dell’individuo.

Ma ora il gigante della rete, padrone indiscusso della nostra quotidianità, ha deciso anche di tagliare le informazioni false riguardanti il corona virus per evitare di causare danni al pubblico e qui la cosa si complica.

Dietro un’intenzione ufficiale apparentemente buona appaiono una serie di domande inquietanti:

  • Come fa Facebook a decidere cosa sia vero o falso circa un evento che ha dimostrato, sulla pelle delle persone, la palese impreparazione nel gestire emergenze internazionali come quella attuale?
  • Chi si arrogherà nello staff la responsabilità di sapere quali notizie potrebbero essere utili o inadatte alla comunità in momenti come questi?
  • Che grado di preparazione scientifica hanno i censori della ditta privata FB per discriminare tali notizie?
  • Da che parte dovrebbero propendere le scelte dei censori rispetto a una politica sconnessa completamente dalle posizioni degli studiosi, a loro volta con teorie sconnesse tra loro?
  • Su quali basi saranno discriminate le varie tesi sulle origini scientifiche o complottiste del virus?  
  • Infine, quali interessi potrebbe celare un’azienda privata nell’agire da giudice supremo sulla selezione delle notizie?

In merito a questi contenuti, in un articolo sulla stampa pubblicato il 4 febbraio 2020, scrive il prof. Alfonso Celotto, Professore ordinario di diritto costituzionale nella Facoltà di Giurisprudenza nell’Università degli studi Roma Tre:

“Si tratta di un tema delicato, perché incide direttamente sulla libertà di manifestazione del pensiero. E su quella di essere informati. In maniera molto delicata. Perché il problema giuridico di base sta tutto nel cercare di capire quando una notizia è falsa o tendenziosa? Esistono criteri oggettivi? Chi può ergersi a giudice? Creare un giudice della Verità e della Falsità in rete comporta il rischio della selezione delle opinioni, con forme di censura anche gravi: in pratica, il Regno del Grande fratello.”(7)

George Orwell è stato un grande profeta. Nemmeno lui poteva immaginare che i metodi di gestione dell’informazione asserviti a una forma di potere troppo difficile da smascherare, ma identificabile probabilmente dietro interessi economici sovranazionali, diventassero subdoli a tal punto che anche le vittime della censura potessero utilizzarla a loro volta.

Voi potete diventare i censori delle vostre pagine.

Facebook non solo opera una selezione di notizie attraverso algoritmi che filtrano automaticamente e preventivamente interessi e predisposizioni personali. Tali algoritmi vanno in qualche modo a influenzare idee, pensieri e acquisti. Il social network attua anche processi manuali attraverso operatori invisibili in carne ed ossa. Probabilmente una schiera di lavoratori precari e sottopagati, dotati di connessione, disseminati in giro per il mondo, che tramite PC intervengono quale ora sia eseguita una segnalazione da parte di utenti.

Zuckemberg però non dimentica i suoi sudditi e dà la possibilità anche a noi, fruitori del servizio, di diventare dei censori nei confronti dei lettori delle pagine che creiamo.

Come si può fare Lo spiega Biagio Simonetta in un articolo sul sole 24 ore

Per attivare i filtri basta andare fra le impostazioni generali e cercare la voce moderazione della pagina. Qui, Facebook mette a disposizione dell’utente un form dove inserire tutte le parole da bloccare. Basta digitarle nell’apposita area, separandole con delle virgole, e il gioco è fatto. In rete, inoltre, esistono file CSV già compilati con tutte le parolacce più comuni da poter caricare. Ogni commento contenente una delle parole inserite in elenco verrà bloccato prima ancora della pubblicazione. Ed è Facebook stessa a spiegarlo: «Per diminuire la quantità di contenuti inappropriati, puoi aggiungere delle parole chiave per evitare che siano visibili sulla tua Pagina. Se una di queste parole chiave viene usata in un post o commento, verrà contrassegnata automaticamente come spam. Uno degli amministratori della Pagina può approvare o eliminare il contenuto» (8)

Grazie a queste impostazioni se provate a digitare commenti che contengano parole come Berlusconi, Siri o 49 milioni sulla pagina di Salvini verrete immediatamente censurati.

Cosi da censurati possiamo diventare censori e inconsapevolmente collusi al sistema che tenta di allontanarci sempre di più dalla verità, in un ciclo immorale di reiterazione della falsità trasformato in abitudine.

Oggi sembra più comodo seppellire le notizie scomode sotto la rasserenante montagna delle notizie senza alcuna importanza, piuttosto che esercitare evidenti forme di censura che pure esistono e dalle quali occorre essere consapevoli.

Nel mio piccolo mondo Io non mi voglio adeguare alla censura. Cerco di essere per quanto possibile trasparente e aperto, al riparo dietro ai miei innumerevoli dubbi. Mi consolo con le parole di Beltrand Russel il quale sosteneva che a rendere complicata la già impegnativa vita sulla terra le persone intelligenti sono piene di dubbi e gli stolti hanno solo certezze.

Attenzione però il filosofo sosteneva anche che questi ultimi, hanno la tendenza a diffamare tutti quelli che manifestano dubbi o domande.

Written by
Francesco Perticari

Francesco da vent’anni svolge attività di consulenza e management in aziende della fitness industry, esercita la sua passione di coach nel business e nello sport e, per puro divertimento, pratica Triathlon insieme ai suoi tre figli di 10, 12 e 14 anni.
Entradentro Blog è un progetto personale, una specie di posto in rete nel quale riordinare le idee e ispirarsi. Esiste dal 2009 ma muore almeno due volte per risorgere nel 2020 con nuovi intenti e nuove possibilità future.

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