la ruota del criceto

Esseri umani o criceti nella ruota?

L’inutile gara del criceto contro il tempo.

Avete mai visto un criceto correre incessantemente all’interno della sua ruota con le zampette veloci e quella buffa espressione affannata da Bianconiglio che non ha tempo da perdere?  

E’ l’immagine metaforica più calzante e diffusa dell’attuale condizione degli individui in occidente.

Affaccendati in una serie infinita di impegni alienanti, di scadenze impellenti e di obblighi sociali ci muoviamo freneticamente in un moto senza senso.

Siamo convinti che il succo della vita sia composto dalle cose che ruotano intorno al nostro piccolo e decisamente incompleto pezzo di mondo.

Nell’attuale contesto sociale l’essere umano, questo geniale prodotto della natura o di Dio, viene privato della sua regale presenza e dignità. Assuefatto alla mistica della competitività inculcata da un contorto sistema da lui stesso creato, finisce per essere un misero ingranaggio dell’apparato.

In questa società i più si comportano da criceti, non da esseri umani.

E nonostante in molti stiano cercando di saltare giù dalla ruota, alla ricerca di vite alternative, la maggior parte di noi (mi ci metto anch’io) corre all’impazzata nel proprio loop, fine a sé stesso.

Rincorriamo il successo, la ricchezza, il divertimento e cerchiamo di essere così veloci da pensare di poter battere persino il tempo.

Ma Il tempo è un avversario imbattibile nel suo campo di battaglia. Il nostro è un inseguimento senza speranza.

E’ perfettamente inutile cercare di aumentare il ritmo della vita poiché mentre lo facciamo ci sfugge la soluzione più ovvia: rallentare e osservare ogni istante nella piena consapevolezza del momento presente.

Solo valorizzando interiormente ogni secondo della nostra esistenza possiamo evitare di essere fagocitati da esso.

Se ci consideriamo figli sottomessi e impotenti del nostro tempo dovremmo fare tesoro del mito di Kronos (figura mitologica pre-olimpica e titano del tempo) che i figli se li divorava.

La corsa concitata dentro la ruota è il frutto andato a male della competitività nella quale siamo impregnati fino all’osso. Ne è impregnato il nostro ego, la nostra parte separativa che vive nell’inganno demenziale di credersi organismo a sé stante.

Vivere velocemente appare una cosa utile al nostro progresso invece, come il simpatico animaletto da laboratorio (lo sapevate che il criceto dorato non esiste in natura, ma è stato creato in esclusiva per le nostre gabbiette?), rimaniamo spiritualmente fermi nello stesso posto.

Allora, mi licenzio!

Dai periodi della psico-catastrofe pandemenziale le dimissioni dal posto di lavoro sono in costante aumento, come documenta questo articolo de Il sole 24 ore.

Un numero elevato e crescente di persone sta lasciando il lavoro e fugge dalla vita ordinaria inventando modi alternativi di vivere. The Pillow è un interessante canale youtube dove puoi trovare diverse testimonianze di persone che hanno fatto scelte bizzarre e invidiabili alla ricerca di altre prospettive di vita.

Il criceto però ha un vantaggio sull’essere umano. Quando è stanco, può semplicemente smettere di muovere le zampe e la sua ruotina in plastica si ferma istantaneamente.

Se e quando lo vuole.

Invece l’enorme ruota della maggior parte di noi umani è composta da elementi molto pesanti: mutui, debiti, contratti, possedimenti da mandare avanti, ruoli aziendali, mantenimento dei figli, assistenza ai genitori, cariche associative, aspettative di soci e amici. L’abbrivio è alimentato anche da abitudini nocive, carburante costoso e indispensabile per tenori di vita sempre al di sopra delle possibilità fisiche e psicologiche e, in generale, anche al di sopra della capacità di sopportazione del pianeta.

Una ruota di questo tipo non si ferma all’istante.

La forza centrifuga accumulata negli anni trascina con impeto l’enorme volano che rischia di spaccare gli ingranaggi se ci fermiamo di colpo. Oppure, se non assecondiamo il movimento, potremmo ruzzolare malamente come dentro a una grande lavatrice.

Decidere di scendere dalla ruota è un processo strategico che va programmato. Altrimenti il rischio di conseguenze poco ecologiche per noi e per le persone intorno a noi è molto alto.

La ruota continua a girare e ha bisogno di noi.

Siamo il suo motore, ingranaggi propulsivi del fare senza sapere perché, credendo di saperlo. Ingranaggi necessari alla crescita dell’economia e del PIL costretti dal flusso della gigantesca centrifuga dello sviluppo industriale che fa girare all’unisono le ruotine individuali in un movimento sempre più difficile da interrompere.

Correre sembra essere il nostro destino e per questo, quando siamo stati costretti a riprendere fiato durante i lock down pandemici, molti di noi sono stati colti da una strana illuminazione. In quella pausa forzata stavano bene. Come miracolati da una nuova sensazione di benessere hanno cominciato a diffidare dello stile di vita precedente. Hanno rincominciato a pensare ai loro pensieri, ad essere consapevoli della loro presenza in modo profondo e spirituale.

Il salto di paradigma è avvenuto, come spesso accade, per mezzo di una grande crisi.

Questo spostamento quantico ha prodotto nelle persone due tipi di reazione:

  • Aumentare la velocità della corsa nella ruota per riappropriarsi della propria identità sociale e lavorativa. Da qui la sensazione di un tempo che vola, di impegni più pressanti, insomma di una maggior rotazione.
  • Scapicollarsi fuori dalla ruota alla ricerca di quel sé interiore e vero, timidamente spuntato durante le giornate in cui si aveva il tempo per riflettere. Tuffarsi, senza se e senza ma, fuori dal circolo vizioso con eccesso di audacia e senza considerare le conseguenze.

In verità c’è una terza possibilità che credo sia anche la mia.

  • Ridefinire la propria identità attraverso un approccio fuori dalla competizione e basato sull’apertura del cuore, pur continuando a correre. Cercare di diminuire la velocità, rallentando come quado si corre in discesa, per frenare progressivamente l’abbrivio della ruota stessa e, un giorno non tanto lontano si spera, avere la possibilità di scendere con sicurezza e senza traumi.

La terra chiama e forse è l’ultima chiamata.

Chissà se sarò in grado di scendere in tempi accettabili. Immagino, quando sarà il momento, di piegarmi sulle gambe stanche, prendere la terra tra le mani e annusare il suo odore. Poi cercare il suo perdono, e con uno slancio disperato, zeppo di amore e coraggio, passare dalla fauci fameliche di Kronos alle braccia accoglienti e primigenie di Gaia.

Aspiro a una vita semplice, dove la manualità e il contatto con la terra e la natura riprendano la centralità rispetto al profitto e al potere economico.

E tu, cosa hai intenzione di fare?

Written by
Francesco Perticari

Francesco da vent’anni svolge attività di consulenza e management in aziende della fitness industry, esercita la sua passione di coach nel business e nello sport e, per puro divertimento, pratica Triathlon insieme ai suoi tre figli di 10, 12 e 14 anni.
Entradentro Blog è un progetto personale, una specie di posto in rete nel quale riordinare le idee e ispirarsi. Esiste dal 2009 ma muore almeno due volte per risorgere nel 2020 con nuovi intenti e nuove possibilità future.

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