umanità dopo il corona virus

L’umanità dopo il Corona Virus

Il futuro delle donne e degli uomini alla fine del lockdown

Il passato…

C’erano una volta un mondo fatto d’impegni, orari, obiettivi e la sensazione che nulla potesse essere mai abbastanza veloce, efficace e soddisfacente.

C’era anche la sensazione di non avere abbastanza tempo per scendere dalla ruota del criceto senza provocare irreparabili danni a una crescita economica che negli ultimi decenni stava rivelando i segni delle illusorie promesse del passato.

Per i più, c’era anche il distacco dalla solidarietà, dall’altro, dal fare qualcosa per l’altro e si viveva con un’inconsapevole, distratta e falsa idea d’immortalità.

Ciascuno di noi, prima, ha potuto tirare avanti con l’allucinazione, figlia della più ortodossa branca dell’umanesimo moderno, che l’esperienza umana fosse un fenomeno per lo più individuale, lasciando fuori dai giochi il concetto di comunità umana come qualcosa di troppo astratto da prendere in considerazione.

Eravamo persi nell’autoreferenziale concentrazione sul nostro piccolo mondo fatto di lavoro ad oltranza, aperi-cene, partite di calcetto, allenamenti in palestra, centri commerciali e, per quanto mi riguarda, di quegli impegni pseudo-sociali dentro i quali si agita la vita contemporanea di chi ha figli piccoli, in questa parte dell’occidente.

Sedimentati nella comodità della nostra esperienza soggettiva, ci dimenticavamo dei miliardi di persone al mondo e di come ciascuna fosse preziosa, almeno quanto noi, poiché cellula di uno stesso tessuto.

Ora qualcosa è cambiato

Mai come in questo momento imprevisto siamo stati così vicini gli uni agli altri: solo esseri umani, trascesi dalla propria identità nazionale, sgravati da ogni senso di appartenenza etnica, distanziati più che mai da pregiudizi sul colore della pelle. Dalla Cina agli Stati Uniti, dall’Australia all’Africa, dall’Europa all’America Latina ci sentiamo uniti per la prima volta dal filo rosso di una malattia.

Con il diminuire delle sicurezze relative al nostro stato di salute siamo diventati sempre più consapevoli di essere semplicemente ospiti comuni di un mondo diventato improvvisamente piccolo.

Formiche nello stesso formicaio, api dentro il medesimo alveare.

Questa nuova condizione, come tutti i cambiamenti, è destabilizzante e rappresenta l’avvento di una nuova era, di un futuro che non riprenderà il discorso dove era stato interrotto, che non ripartirà da dove eravamo rimasti prima del Covid-19. Forse qualcuno si è accorto di questo salto quantico e cerca di esorcizzare la situazione rispolverando bandiere e cantando inni nazionali alle finestre, ma credo si tratti solo di resistenza al nuovo, paura dell’imminente salto di paradigma collettivo.

Le circostanze ci hanno sbattuto in faccia il fatto di essere un corpo unico su un pianeta che sta cercando di difendersi dalla noncurante irriconoscenza di cui gli abbiamo dato prova fino ad ora. Come maldestri abitanti del globo terraqueo siamo stati incapaci di rendere attuali i valori dei popoli nativi che per la terra hanno sempre avuto un rispetto mistico e sacrosanto. Inetti nel renderla un posto migliore o perlomeno incapaci di prendercene cura come ogni buon marinaio farebbe con la propria barca.

Ci si aspettava che la ribellione della terra arrivasse proprio dalla natura. Pensavamo al clima e qualcuno si preoccupava della deriva allarmante dei dati sul cambiamento climatico, ma nessuno si aspettava che il cigno nero sarebbe arrivato impetuosamente sotto forma di emergenza sanitaria.

E’ così paradossale che noi umani, parassiti colpevoli, in un pianeta distrutto dalla scellerata globalizzazione priva di piani di vasto respiro a favore delle generazioni future, fossimo attaccati da un virus, una specie di minuscolo parassita come noi.

Improvvisamente una ghigliottina implacabile ha mutilato la normalità costringendoci alla separazione gli uni dagli altri, allontanandoci – momentaneamente si spera – dalle persone della cerchia ristretta. Costretti a essere soli e idealmente più vicini, in una dimensione tale da farci comprendere, se saremo abbastanza attenti, che ci salveremo solo se ci salveremo tutti.

Per la prima volta nella storia dell’umanità, gli essere umani del pianeta sembra condividano un potenziale destino comune, spronati a trovare un nuovo significato alla vita che non sia radicato in qualcuna delle fantasmagorie religiose. Un nuovo senso etico, laico e immune dalle influenze, finora nefaste, del dio denaro.

Che sia questo il messaggio da cogliere e sul quale costruire la nuova era post Covid-19?

La luce si è spenta

La luce si è spenta per un attimo, il buio ha trasformato le abitudini e acceso uno spettro variegato di emozioni inconsuete nel cuore della gente.

C’è chi si scaglia con ostile e fastidiosa irruenza contro i comportamenti degli altri seppur ispirandosi al tema della responsabilità sociale.

C’è chi s’indigna contro il governo (protagonista del film: faccio quello che posso con i soldi che non avrò) con un approccio di parte ma almeno con un ritrovato spirito rivoluzionario che mancava da un po’.

C’è chi si eleva, con la complicità del web, a blaterare proclami dal sapore vagamente istituzionale come fosse un piccolo patetico presidente della repubblica, ed è comprensibile poiché in Facebook anche solo avere due amici ci fa pensare di essere potenti influencer.

Molti, per passare il tempo, documentano giorno per giorno la propria anomala routine quotidiana postando foto di prelibatezze culinarie autoprodotte e improbabili sedute di fitness, anche queste purtroppo autoprodotte, come fossero alla ricerca di un’affrancante abitudinarietà.

Fra le mura domestiche, gli individui hanno ritrovato una sana connessione affettiva fra famigliari, alcune coppie regolari hanno miracolosamente riscoperto la sessualità coniugale e qualcuno, come il sottoscritto, ha persino il tempo di pensare e scrivere.

Insomma ciascuno in quest’angosciante reclusione forzata cerca di dare il meglio di sé.

E dopo che ne sarà noi?

Dopo il buio, gli arresti domiciliari a tappeto, la quarantena del mondo, cosa succederà agli umani riscoperti così dannatamente vulnerabili non solo nel corpo ma anche nella mente?

Un po’ per scherzo e un po’ per provocazione condivido tre scenari che si potrebbero configurare dopo l’emergenza:

1)     IPOTESI 1 – Tutto come prima

Si riaccenderà la luce, Covid-19 scomparirà improvvisamente così com’è apparso e noi, nello stesso modo con il quale si rompe una dieta ferrea, torneremo alle stesse abitudini senza aver fatto tesoro dei nuovi virtuosi stati di coscienza. Torneremo a essere un po’ più grassi di prima e molto probabilmente anche più poveri.

Saremo di nuovo sopraffatti dagli impegni, dagli orari e da nuovi (solo nella forma) obiettivi e una coltre di oblio farà scomparire tutto il buono che produce anche l’esperienza più amara. Dopo di quella sanitaria arriverà l’emergenza economica e le porte delle case, invece di aprirsi agli altri, si chiuderanno più di quanto erano serrate ai tempi del lockdownI cuori si restringeranno nuovamente dentro le esperienze del piccolo mondo. La consapevolezza del valore inestimabile della nostra umanità svanirà, giorno dopo giorno, disillusa dalla voglia di aperi-cena e ritorno alla comoda normalità.

Nessun insegnamento, nessuna riforma di valori collettivi, nessun comportamento rivoluzionario da mettere in atto, il senso di comunità umana regredito ai livelli passati ci riporterà alla condizione che precede quella della rana bollita di Chomsky, in attesa della prossima occasione per guizzare fuori dalla pentola sperando di non cedere alle lusinghe dell’acqua calda, che prima ti rilassa e poi ti ammazza.

2)     IPOTESI 2 – L’apocalisse ora

Corona virus 1 – Umanità 0. Occorre sempre valutare lo scenario peggiore, sarebbe un errore strategico non farlo. Non credo vi sia nessuno in grado di escludere completamente la teoria apocalittica, per quanto molto improbabile, così come nessuno è stato in grado di prevedere (vedere prima) le origini e le cause della straordinaria diffusione del Virus.

In questo caso la natura nei prossimi cent’anni sarà impegnata a riprendersi il pianeta e allora sarebbe bello esserci per osservare i panorami del mondo che verrà.

3)     IPOTESI 3 – Il ritorno dell’eroe

Usciremo barcollanti stropicciandoci gli occhi come qualcuno che si sveglia improvvisamente dopo un sonno profondo.

Alla stregua di eroi di ritorno alla base dopo aver affrontato i mostri che la minacciavano, ci sentiremo bene.  Acciaccati e feriti, trasformati e stanchi saremo fieri di aver conquistato l’elisir in grado di dare speranza al villaggio globale.

Poveri nelle tasche ma immensamente ricchi nello spirito, assomiglieremo agli italiani del dopoguerra, determinati a realizzare il sogno di ricostruire un paese con pochissime risorse per farlo.

Anche noi lo faremo: ricostruiremo un nuovo mondo, ereditando la tempra dei trisavoli, dei popoli del passato, andata persa nei labirinti della seducente e oziosa modernità.

Non sarà facile ma sarà l’inizio di una nuova epoca, non molto diversa nella struttura e completamente aggiornata nelle intenzioni profonde di ciascuno, nelle relazioni più solide e autentiche, nella solidarietà e nel sostegno reciproco.

Sulla base di nuovi pensieri alti, fluidi e brillanti si realizzeranno innovativi processi di lavoro, modi più intelligenti di stare insieme e di produrre al fine di un benessere comune e non solo per profitto.  Focalizzati a dare nuove speranze alle generazioni future le prepareremo ad affrontare la sfida della libertà delle informazioni e dello sviluppo tecnologico.

Serviva un motivo per ritrovarci, guarire l’anima e prendere contatto con le ragioni profonde dell’essere umani

Per merito tuo, Corona Virus, ora siamo pronti a essere donne e uomini di un’altra specie: consapevoli, attenti, lucidi e aperti in grado di cogliere tutte le prossime opportunità per rimanere eroi

Dove troverai tools ed esercizi per aiutarti a diventare un eroe della nuova era o semplicemente per condividere progetti alternativi di vita, pensiero e azione.

Written by
Francesco Perticari

Francesco da vent’anni svolge attività di consulenza e management in aziende della fitness industry, esercita la sua passione di coach nel business e nello sport e, per puro divertimento, pratica Triathlon insieme ai suoi tre figli di 10, 12 e 14 anni.
Entradentro Blog è un progetto personale, una specie di posto in rete nel quale riordinare le idee e ispirarsi. Esiste dal 2009 ma muore almeno due volte per risorgere nel 2020 con nuovi intenti e nuove possibilità future.

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